Descrizione
Nei giorni scorsi una delegazione di Lavis ha fatto visita a Reggio Emilia per un momento di incontro e di condivisione dedicato alla memoria di Amos Clementi, lavisano la cui vicenda personale è tornata alla luce negli ultimi anni grazie a un lungo lavoro di ricerca.
Della delegazione facevano parte l’assessora alla cultura Caterina Pasolli, rappresentanti della biblioteca comunale, del Circolo pensionati La Madonina, dell’Associazione Culturale Lavisana, dell’associazione Econtrovertia e del coro Lambi Canti. Ad accoglierli sono stati i rappresentanti dell’associazione L’Indaco di Reggio Emilia, realtà con la quale nel tempo si è costruito un legame proprio a partire dalla riscoperta della storia di Clementi.
Nato a Lavis nel 1851, Amos Clementi visse con la famiglia e lavorò nel commercio a Mezzolombardo. Dopo un primo ricovero a Pergine venne trasferito all’ospedale psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia, dove entrò il 28 aprile 1890 e dove morì quattro anni più tardi, il 2 agosto 1894.
A far riemergere la sua storia dall’oblio è stata soprattutto la musica. Clementi continuò infatti a comporre durante gli anni trascorsi al San Lazzaro e alcuni suoi spartiti sono rimasti conservati insieme alla documentazione clinica. Proprio l’interesse dei musicisti dell’associazione L’Indaco per quelle composizioni ha avviato un percorso di ricerca che ha riportato a Lavis lettere, documenti e testimonianze legate alla sua vita.
Da quel lavoro è nato anche “Taccuino di un folle”, il romanzo scritto da Paolo Cova e pubblicato da Corsiero Editore, che ricostruisce la vicenda umana di Clementi a partire dalla documentazione emersa dagli archivi.
La visita a Reggio Emilia ha rappresentato così una nuova tappa di un percorso che negli ultimi anni ha unito le due comunità, permettendo di restituire voce e memoria a una vicenda rimasta per oltre un secolo nascosta negli archivi.
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Ultimo aggiornamento: 16 settembre 2026, 08:56